Questa è stata la prima volta nella mia vita in cui ho sentito il peso e l’importanza della prima parola che appare quando cominci un nuovo libro : Capitolo 1. Ho iniziato pensando : ” Ma che è sto libro? Ma che è sta palla?. Ho iniziato sentendomi polvere, e forse lo siamo davvero, polvere intendo, dall’inizio alla fine. John Steinbeck, l’autore, pubblica Furore nel 1939, si dice che abbia impiegato 100 giorni per completare questa storia che diventerà, grazie al suo grande successo, un simbolo capace di raccontare perfettamente la grande depressione americana degli anni ’30. Furore è rivoluzionario la scrittura è impeccabile e magica, capace di modellare il lettore. Da polvere sulle terre rosse dell’Oklahoma diventiamo vento impetuoso che si insinua senza permesso ed entriamo a passo lento come una tartaruga che guarda con occhi rugosi davanti a sé e si prepara con i suoi artigli perché prima o poi sa che li dovrà usare, con furore.

Tom Joad è il nostro protagonista che, in maniera straordinaria viene interpretato nella trasposizione cinematografica da un meraviglioso Henry Fonda, ed è proprio così che lo immaginavo nella mia testa. Bello, tenebroso, audace, ritorna a casa dopo anni passati in carcere e nel suo cammino incontra qualcuno di magico : Casy, il predicatore. Lui rappresenta il mentore colui che il protagonista deve incontrare per poter compiere il suo viaggio, non sai mai se fa sul serio ma quello che è e quello che dice sono avvolti da un mistero, una magia, quella magia del ” niente succede per caso”.
Magari è questo lo spirito Santo lo spirito umano tutta la baracca magari tutti gli uomini messi insieme fanno una grande anima e ognuno di loro è un pezzettino
Il caso vuole che non trovano nulla, solo una casa vuota, le terre perse perchè le banche le reclamano, famiglie di contadini senza una casa. Fortunatamente Tom e Casy riescono a raggiungere in tempo la famiglia Joad prima che questa decida di intraprendere un viaggio, il viaggio verso una nuova vita : la California.
Come facciamo a vivere senza le nostre vite come sapremo di essere noi senza il nostro passato? No tocca lasciarlo qui, bruciarlo.
Cosa senti quando devi andare? Sei costretto a portarti dietro pezzi di te e a cercarne di nuovi. I Joad partono tutti insieme in un camion schiacciato dal peso dei passeggeri, compreso il lettore, e si lasciano tutto alle spalle: oggetti, ricordi, giudizi. Oh, ma sto libro è troppo bello!. Si, intanto non me ne accorgo e sta per finire, perchè Steinbeck è furbo, troppo, assai, perfetto. Ogni curva che il camion fa è dentro ogni capitolo e questo ti permette di vivere davvero l’ambiente che avvolgeva la grande depressione americana degli anni 30. Ogni storia che incontriamo è l’opportunità per guardare con un cuore diverso, nessuno è com’era ma quello che diventerà sorprenderà il lettore lasciandolo senza fiato.

Madre, per esempio, è un personaggio straordinario, nei primi capitoli prevale il suo senso materno e di sottomissione tipico della “donna di casa”. Nasconde in se una grande potenza, in realtà lei è il messaggero, porta avanti la storia e impone il cambiamento, tanto da mettere in ombra uomini grandi e grossi.
Perchè è uno dei 100 libri da leggere almeno una volta nella vita
I Joad viaggiano lungo la Route 66, la strada della fuga. Ogni fuga ha una perdita, come alcuni personaggi che non arriveranno a destinazione, e una vittoria: la misericordia. Il finale è struggente , straordinario e potente. Questo è uno dei 100 libri da leggere almeno una volta nella vita. Pensate al viaggio, pensate alla vita e troverete tutto qui, finché la paura non sarà più solo paura ma…Furore.
Poi un giorno si cambia, e da quel giorno una morte è un pezzo di tutte le morti è una nascita e un pezzo di tutte le nascite. E nascere e morire sono due pezzi della stessa cosa, allora le cose non stanno più da sole è un male non fa più tanto male perché non è più un male che se ne va da solo.

