L’estate che sciolse ogni cosa- Recensione libro Tiffany McDaniel

Sono nata d’estate ma il caldo lo odio, mi divora e mi butta giù eppure, pensandoci bene, nei miei momenti preferiti c’è sempre stata l’estate a fare da sfondo. I tramonti con gli amici d’infanzia, la solitudine che vivevo quando andavano via per le vacanze e io rimanevo da sola. La paralisi che la città vive perché tutto si ferma, le spiagge affollate, la musica che diventa più forte, sono tutti più belli e il sole è così limpido che sembra parlarti. L’amore d’estate è sempre più intenso, una felpa ti scalda e un vestito ti fa sentire bella. Insomma, io sono sempre stata felice morendo di caldo. Quest’anno ho vissuto una nuova bellissima e calda estate. Ho portato con me tanti libri e tra questi uno che da tempo mi attirava, reclamando il suo momento, la sua stagione.

L’estate che sciolse ogni cosa di Tiffany McDaniel pubblicato a luglio del 2017, mi ha tenuto incollata alle sue pagine per sei giorni di fila. “A volte le cose che crediamo di udire non sono altro che i nostri mutevoli bisogni” e forse avevo proprio bisogno di leggere questa storia per trovare le parole adatte ad affrontare un tema che in questi ultimi anni mi sta particolarmente a cuore : il bene e il male.

La trama sembra semplice e accattivante : Nell’estate del 1984 un bambino di nome Sal, con la pelle nera, gli occhi verdi e una salopette sporca, si presenta in una città immaginaria del nord America su invito del padre di Fielding, il nostro narratore. La storia viene raccontata da lui come ricordo e da lui nel presente ormai vecchio. Come ho detto prima semplice, e accattivante per un piccolo dettaglio, Sal sostiene di essere il diavolo. Potrei fermarmi qui, so che questa sintesi porta con sé un mucchio di domande bastevoli ad incuriosire chiunque e invogliarlo a leggere questo libro. Ma i motivi non finiscono qui, c’è dell’altro.


L’estate che sciolse ogni cosa ha molti riferimenti letterari che hanno sicuramente influenzato l’autrice permettendole di scrivere una storia, a mio parere, straordinaria. Ho pensato in particolare a Stephen King, a IT per la precisione, il mio libro preferito, quello che la maggior delle persone vede come un horror pagliaccesco ignorando la storia unica che per eccellenza definisce, con toni paranormali, il romanzo di formazione. Anche Tifanny McDaniel ci offre un ottimo romanzo di formazione, forte, deciso, tagliente, doloroso, amorevole. Il protagonista, come il lettore, ricostruisce la storia, affrontando dubbi, la perdita dell’innocenza, le sue paure con la voglia di tornare indietro solo per poter cambiare il destino di chi ama, per essere più forte, o semplicemente più coraggioso. Indagare su stessi ci fa onore, ma quando guardi a lungo in un abisso, anche l’abisso ti guarda dentro F.Nietzsche, e per gestirlo ci vuole qualcosa di più forte del coraggio, la fede.

Sal è davvero il diavolo? Come si fa a riconoscere il male? Dov’è Dio?.


Nel romanzo Sal incontra molti personaggi paralizzati nelle loro vite, ciò che lui dice loro o racconta, dimostra una mentre troppo brillante per appartenere ad un semplice bambino. Ed è questo ad avermi colpito particolarmente, lo struggente linguaggio che si alterna tra umanità e oltre. Con Fielding, vediamo la crescita, l’umanità spezzata di chi pensavamo, da piccoli, essere invincibile.

“E’ cosi che sappiamo che esistiamo, vedendoci negli occhi degli altri.”

Fielding diventa adulto, un adulto pieno di rimpianti. E cosa ci porta la crescita? Gioia e dolore, perfetto direi. Per quanto tempo riusciamo a zittire un dolore? una parola che abbiamo preferito non dire, un cuore che abbiamo scelto di calpestare, un senso di colpa che non vogliamo sentire. Sempre per citare Stephen King ne Gli occhi del drago, i pensieri che non riusciamo a sopportare li chiudiamo in una scatola e la gettiamo nel nostro pozzo personale, i pensieri si sedimentano, marciscono e allora la cattiveria trapela e avvelena l’acqua e quando il pozzo della mente si avvelena parliamo di follia. L’umanità, la potenza, la fede è tutta qui, non marcire ma riconoscere, interrogarsi, e il tempo, l’ascolto, gli occhi e il cuore ci daranno una mano.

Perchè è uno dei 100 libri da leggere almeno una volta nella vita?

I temi di questo romanzo sono innumerevoli, c’è tutto l’amore e il dolore del mondo. La fine di questa storia mi ha lasciato un vuoto dentro che ho colmato soltanto con due possibili soluzioni, due chiavi di lettura, due interpretazioni. Non vedo l’ora di incontrare chi lo ha letto per scambiare le chiavi e confermare insieme che questo è uno dei 100 libri da leggere almeno una volta nella vita, perchè è di vita che parla. Stomaco duro, stabilità emotiva sono ingredienti essenziali che aiuteranno la lettura ma privarsene sarebbe un vero peccato.

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